Testimonianza di Dante Lanfranconi, vescovo

Fin dalla prima volta che, appena giunto a Cremona, sentii parlare del Centro Aiuto alla Vita e incontrai le persone volontarie che vi lavoravano, ebbi la netta impressione che la signorina Lina Ghisolfi ne fosse l’anima. Mi si spiegò che di fatto era stata lei che l’aveva tenuto a battesimo e continuava a dedicarvi tempo, intelligenza, passione e, intraprendenza. La passione, soprattutto, trasbordava nelle parole e negli occhi di Lina quando parlava del CAV e delle persone che vi approdavano per chiedere aiuto. E la passione, si sa, è la nota qualificante di ogni autentica espressione di volontariato, perché il volontariato è prendersi a cuore le persone che manifestano una richiesta di aiuto. In questo caso la richiesta è quella di una famiglia che non ha mezzi sufficienti per accudire alla nuova vita che in essa è sbocciata; o quella di una ragazza-madre o di una sposa che deve vincere le ostilità dei famigliari per tenere la sua creatura; è quella della creatura, minacciata nella sua stessa sopravvivenza, per dare voce al suo diritto di esistere e di essere amata. Tutte persone e situazioni che Lina si è presa a cuore tante volte.
E’ bello ricordarla, perché la sua passione continui in tutti gli operatori del CAV e penetri nella cultura della nostra società come fermento di amore e di servizio alla vita.