Fin dalla prima volta che, appena giunto a Cremona, sentii parlare del Centro Aiuto alla Vita e incontrai le persone volontarie che vi lavoravano, ebbi la netta impressione che la signorina Lina Ghisolfi ne fosse l’anima. Mi si spiegò che di fatto era stata lei che l’aveva tenuto a battesimo e continuava a dedicarvi tempo, intelligenza, passione e, intraprendenza. La passione, soprattutto, trasbordava nelle parole e negli occhi di Lina quando parlava del CAV e delle persone che vi approdavano per chiedere aiuto. E la passione, si sa, è la nota qualificante di ogni autentica espressione di volontariato, perché il volontariato è prendersi a cuore le persone che manifestano una richiesta di aiuto. In questo caso la richiesta è quella di una famiglia che non ha mezzi sufficienti per accudire alla nuova vita che in essa è sbocciata; o quella di una ragazza-madre o di una sposa che deve vincere le ostilità dei famigliari per tenere la sua creatura; è quella della creatura, minacciata nella sua stessa sopravvivenza, per dare voce al suo diritto di esistere e di essere amata. Tutte persone e situazioni che Lina si è presa a cuore tante volte.
E’ bello ricordarla, perché la sua passione continui in tutti gli operatori del CAV e penetri nella cultura della nostra società come fermento di amore e di servizio alla vita.
Mese: Dicembre 2023
Testimonianza di Don Primo Margini
Da parte mia sono contento di poter riferire un ricordo della Lina Ghisolfi un po’ particolare. Capitava di incontrarci per scambiare valutazioni su certi casi problematici che si presentavano nelle attività del Centro Aiuto alla Vita. E fu appunto durante una di queste conversazioni che si lasciò andare a considerazioni del tutto personali su di sé e sulla propria vita. Non era nel suo stile parlare di sé , ma quel giorno il nostro discorso aveva toccato le ragioni di fondo dell’attività del centro che lei sentiva profondamente. Di colpo si fermò e, con tono confidenziale, mi ricostruì tutta la storia della sua vita. Da ragazza aveva coltivato per un certo tempo l’intenzione di consacrarsi al Signore nella vita religiosa. Terminati però i suoi studi, si trovò coinvolta in un lavoro educativo nei confronti dei bambini che l’appassionò molto e nel quale si impegnò con tutta se stessa, con amore sincero. E così, anno dopo anno, si dedicò sempre di più a quest’opera educativa. Negli anni della sua piena maturità, insieme ad altri volontari, si fece promotrice del Centro Aiuto alla Vita, nel quale si buttò con entusiasmo anche durante il periodo della sua pensione. Le sembrava di avere raggiunto finalmente il suo ideale di potersi dedicare ai più piccoli e indifesi.
Poi, guardandomi con un’espressione che sembrava volesse confessarsi, e con tono di chi tira le somme della propria esistenza, mi disse: “Adesso che sono arrivata quasi alla fine, mi chiedo quale fosse la mia vocazione. “
Se ripenso al percorso di tutti questi anni, mi pare di capire che la mia è stata la vocazione alla carità. Non mi sono fatta suora, ma ho vissuto in pratica una specie di
consacrazione alla carità. E devo dire che ne sono proprio contenta e ne ringrazio il Signore.” Ritengo che in queste parole sia racchiuso il senso interiore che ha guidato le varie attività della Lina e la sua intera esistenza di donna credente. Ma penso anche che proprio questa sia l’eredità più bella e preziosa che ci ha lasciato e che tocca a noi portare avanti. Il mondo infatti sarà costruito da persone che, in nome di una fede cristallina, sanno prendersi cura degli altri con amore semplice e gratuito.
Ricominciamo da qui
Quando abbiamo deciso di rivedere il sito del nostro Centro Aiuto alla Vita, ci siamo chieste quali fossero le parole che meglio possono descrivere il nostro operato e le nostre motivazioni. Ci abbiamo pensato senza trovare nulla che ci convincesse particolarmente, fino a che non abbiamo ripreso tra le mani il libro ricordo della nostra fondatrice Lina ed abbiamo scoperto che Lei già anni fa, aveva già riempito di contenuti anche il sito web. Quanto pubblichiamo è tratto dai suoi preziosi scritti che, anche oggi, ci aiutano a camminare sul quel percorso da lei intrapreso nel 1982. Grazie Lina!
“Il fine primario dell’attività del CAV è aiutare una donna con una gravidanza difficile o indesiderata ed aiutare il bimbo dopo la nascita perché non gli manchi il necessario per vivere e possa essere accettato, amato ed educato. “
La motivazione profonda del nostro servizio non è un attivismo superficiale, ma nasce da convinzioni profonde. Non si può parlare di aiuto alla vita se non si ama la vita, la nostra vita e non si dimostra concretamente che ogni vita è un dono di Dio, ha un valore, è bella, unica, irripetibile. Ogni vita, sana o malata, efficiente o meno, santa o depravata, ricca o povera, è un evento irripetibile, un valore che va difeso e amato. Mounier scriveva: “quante suonate in una chitarra / quante scintille in un ceppo / quante stelle in cielo / quante possibilità in un cuore”. Sono queste le motivazioni di fondo del nostro servizio, che non è poesia, ma realtà che ci sforziamo di tradurre nell’attività di ogni giorno: amare la vita, ogni vita.
